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Buon primo maggio, lavoratori!

(Un breve messaggio in italiano, scusatemi per gli errori.)

Buon primo maggio dall’Argentina!

Un caro saluto e i migliori desideri per tutti i lavoratori che faticano ogni giorno con grande sforzo e grandi sogni in testa, sognando ogni giorno di contribuire ad avere un mondo migliore e aiutare a tutti quanti ad avere una vita buona e bella.

Per fortuna so che siamo in molti i lavoratori che abbiamo l’orgoglio di poter dire che i mestieri che sviluppiamo li facciamo mettendo tutto il migliore da noi, imparando ed insegnando ad ogni gradino che saliamo, mettendo anche tutta la nostra creatività ma anche moltissima responsabilità, senza disturbare agli altri, mettendo i propri soldi per investire in “creare” il proprio lavoro, mettendo soprattutto il proprio tempo unico e irripetibile, la propria energia vitale, che è sicuramente tutto ciò che abbiamo per offrire a questo pianeta, insomma, condividendo così la nostra essenza con tutti gli altri.

Perché il lavoro ben fatto -cioè, con amore, responsabilità, entusiasmo e gratitudine- è la nostra essenza più profonda, la propria esistenza, messa da noi in giro per il mondo.

Allora, a tutti quanti: Buon lavoro! Buona creatività! Buona responsabilità! Quindi, buona condivisone della vostra essenza con gli altri.

Questi pensieri ve li invio dall’Argentina, questa volta in un italiano imperfetto, ma con tantissima voglia di migliorare e lavorare senza frontiere.

Ciao!

Un país que ignora su ayer no puede tener un mañana

Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani.

— Indro Montanelli (1909 – 2001), giornalista, saggista e commediografo italiano.

Un país que ignora su propio ayer, del cual no sabe absolutamente nada y que no se ocupa de saber nada, no puede tener un mañana.

— Indro Montanelli (1909 – 2001), periodista, ensayista y comediógrafo italiano.

Non importa, fai il bene

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico; non importa: Amalo.

Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici; non importa: Fai il bene.

Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola; non importa: Realizza.

Il bene che fai, forse domani verrà dimenticato; non importa: Fai il bene.

L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile; non importa: Sii onesto e sincero.

Quello che hai costruito può essere distrutto, non importa: Costruiscilo.

La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata; non importa: Aiutala.

Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate; non importa: Dà il meglio di te.

– Madre Teresa di Calcutta.

Il Ponte del Diavolo

Tuve la suerte de poder visitar este hermoso lugar enclavado entre los Apeninos y los Alpes Apuanos, en Abril de 2010. Me impactaron su belleza y sus misteriosas formas, con su amplio arco central y ese lago de aguas tranquilas en el embalse sobre el río Serchio, en la comuna de Borgo a Mozzano, extremo sur de la Garfagnana, provincia de Lucca, en la región de Toscana, desde luego… en Italia.

Una tarde, en Abril, recorriendo la zona, una niñita italiana llamada Rebecca, de 9 años, me relató una hermosa leyenda sobre la construcción de este particular puente. Hoy la comparto con ustedes en este post.

Me atreví a escribirlo en italiano, es el primer post del blog que escribo en este hermoso idioma, que es el de mis padres.

Aquí vamos…

Il ponte è un’opera d’arte che da sempre ha ispirato artisti per la superba arditezza delle sue arcate e da secoli resiste alle numerose piene. E’ una costruzione diabolica, appunto!

Un po’ di storia

Il ponte è una mirabile opera di ingegneria medievale, risalente al XIV secolo, probabilmente su fondazioni dell’XI secolo, dovute forse alla volontà della contessa Matilde di Canossa (anche detta Mathilde o Matilde di Toscana); fu fatto restaurare da Castruccio Castracani.

Intorno al 1500 prese il nome di Ponte della Maddalena, da un Oratorio che si trovava ai piedi della struttura sulla riva sinistra. Il Consiglio generale della Repubblica di Lucca nel 1670 proibì con decreto di passarvi sopra con “ceppi” e macine di mulino con l’intento di preservare il ponte nella sua integrità.

Nel 1836 il ponte subì gravi danni per una piena, e nei primi anni del 1900, per far posto alla strada ferrata, fu aperto un nuovo arco sulla parte destra, che ne alterò notevolmente l’architettura originaria.

A sostegno delle origini infernali del ponte, c’è anche il fatto che, nonostante studi e ricerche, mantiene ancora ben segreta la propria data di origine, al punto che alcuni studiosi lo fanno risalire all’XI secolo.

Fa riflettere anche la sua solidità. Per tanti secoli ha resistito alle improvvise e violente piene del fiume.

Leggenda

“C’era una volta, in un borgo sulle rive del Serchio, un bravo estimato capomastro al quale gli abitanti del paese si erano rivolti per fare costruire un ponte che collegasse i due borghi divisi dal fiume.

L’abile capomastro si mise subito all’opera, ma ben presto vide che il lavoro non procedeva con quella sveltezza che lui aveva promesso ai compaesani e, siccome era un uomo ligio al dovere e puntuale agli impegni, cadde nel più profondo sconforto e nella disperazione.

Continuò a lavorare con lena giorno e notte, pur di finire il ponte per il giorno stabilito nel contratto, ma il lavoro lentamente e, al contrario i giorni passavano veloci. Una sera, mentre il capomastro sedeva da solo sulla sponda del Serchio a guardare il lavoro e a pensare alle vergogna e al disonore che avrebbe subito per non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il Diavolo sotto l’aspetto di un rispettabile uomo d’affari.

Andò subito incontro al brav’uomo dicendoli che lui sarebbe stato capace di finire il ponte in una sola notte. L’uomo rimase incredulo alle parole del Diavolo, ma continuò ad ascoltarlo e alla fine accetto la proposta. Naturalmente l’avversario avrebbe avuto la sua parte: il capomastro si sarebbe dovuto impegnare a consegnargli l’anima della prima persona che avrebbe attraversato il ponte una volta finito. Il capomastro accettò e il giorno dopo il borgo ebbe il suo ponte snello ed elegante, come si può vedere ancora oggi a Borgo a Mozzano.

La gente stupefatta e incredula andò a complimentarsi con il bravo artigiano il quale raccomandò di non oltrepassare il ponte prima che il sole fosse tramontato. Intanto il capomastro montò sul suo cavallo e si diresse a Lucca, un po’ preoccupato a dire il vero, per consultarsi con il Vescovo che a quel tempo era San Frediano. Il santo gli disse di non preoccuparsi e di lasciare che il Diavolo prendesse l’anima del primo che avrebbe attraversato il ponte, ma sarebbe sto dovere suo far sì che per primo passasse un maiale. Così fu fatto, e il Diavolo, inferocito per essere stato sconfitto, si gettò nelle acque del Serchio e da quel
giorno non fu più visto da quelle parti.”