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El puente de Salerno

Recuerdo aquella tarde, en el puerto de Salerno, y me esfuerzo por lograr que los detalles no se escapen de mi cabeza, para volver a saborearlos una y otra vez. Escribir sobre estas cosas es una de las técnicas sencillas que uso para ayudarme a no olvidar.

Así que ahí estaba yo, en el puerto, esperando a mi primo Francesco, quien por esos momentos viajaba desde Basilicata.

Francè, me iba a buscar en su gran Lancia Made-in-Italy, un autazo, que por más años y kilómetros que tuviera encima, tenía una mística y un andar envidiables, y cuya presencia confirma a todas luces que es una verdadera “vettura”, con todas las letras.

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De Italia, con aires de jazz: “Follia d’Amore” – Raphael Gualazzi

Les dejo un tema que para mi fue uno de los mejores de Sanremo 2011, y de hecho fue el ganador de la categoría jóvenes. De Raphael Gualazzi, y su nuevo álbum “Reality and fantasy”, con sabor vintage y jazz “Follia D’Amore” (Locura de Amor).

 

Follia d’Amore  – Raphael Gualazzi

Dire si dire mai
non è facile sai
se tutti quanti siamo in orbita nella follia
io non so più chi sei
non mi importa chi sei
mi basta perdere l’incanto di una nostalgia

ma vedrai un altro me in un sogno fragile
riderai come se
non ti avessi amato mai
cercherai un altro me
oltre all’ombra di un caffè
troverai solo me
se mi fermo un attimo io non so più chi sei

qui si vive così
day by day
night by night
e intanto il mondo si distoglie dalla sua poesia

non dipingermi mai non costringermi mai
abbandoniamoci alla soglia della mia pazzia

e vedrai un altro me disarmato fragile
perchè quello che sei
non lo cambierei mai
neanche se fossi tu
come il tempo a correr via
ma rimani con me
non mi perdo neanche un solo attimo di te

e vedrai un’altra te
quasi invincibile
viva come non mai
ed è li che tu mi avrai
oltre false magie l’orizzonte sarai
splenderai
splenderai
splenderai
splenderai

Yanez – Davide Van De Sfroos – Notable canción en dialecto comasco

Yanez es un notable tema escrito en dialecto comasco, con el cual Davide Van De Sfroos ha participado en la reciente edición 2011 del Festival de Sanremo, clasificándose en el cuarto puesto. La posición alcanzada por Davide en el certamen hace pensar que este tema, a pesar de estar escrito en dialecto comasco, pudo vencer las barreras regionales, obteniendo muy buena repercusión en toda la Italia. El cantautor lariano regresa a lo grande, con su nuevo album, Yanez, compuesto de 15 canciones, entre alegres y reflexivas, pasa del folk al country, pero también con algo de rock e influencias de blues.

Los invito a escucharlo y a seguir su letra, que está a continuación.

Aquí, con Irene Fornaciari, la hija del conocido Zucchero “Sugar” Fornaciari.

Aquí Davide con la orquesta.

 

 

Yanez

Sale scende la marea e riporta la sua rudeera
un sèdell e una sciavata e una tuletta de Red Bull
Sandokan cun’t el mohito e’l bigliett cun soe l’invito
Sandokan che ha imparato a pilotare le infradito…

e la geent che la rüva al maar taant per dì che l’è staada che…
che cul getton de la sala giochi
el càvall el moev un zicch el cüü
Uduu de fritüüra de pèss e de piza de purtà via
Kamammuri l’è de sessant’ann che sta
soel dondolo de la pension…

Yanez de Gomera se regordet cume l’era?
adess biciclett e vuvuzela e g’ha el Suzuki anca Tremal Naik…
Yanez de Gomera se regordet de James Brook?
El giüga ai caart giò al Bagno Riviera
e i hann dii che l’è sempru ciucch

Stuzzichini, moscardini e una bibita de quatru culuur
abbronzati, tatuati i henn pirati vegnüü de Varees
la pantera, gonna nera, canottiera, cameriera
moev el cüü anca senza i gettoni
ma l’è che dumà per cambiàtt el büceer

Sandokan in soe la spiaggia cui müdand della Billabong
G’ha l’artrite e g’ha el riporto,
partiss per Mompracem cul pedalò

E i Dayki cun scià la Gazzetta
g’hann mea teem per tajatt el coo
i lassen la spada suta l’umbrelon e fan piu danni con l’iPhone

Yanez de Gomera l’eet vevndüda l’otra siira?
pussee che la Perla de Labuan,
Marianna adess la me paar un sass…

Yanez de Gomera cünta soe ammò cume l’era
Ho vedüü che s’è rifada i tètt, l’ha mea pudüü rifàss el coer

La sirena l’è incazzada che po’ mea giügà al balòn
pulenta e cuba libre per i granchi in prucession
cumincia l’eppi auar, la tigre di Malesia
finiss all’usteria cul riis in biaanch e la magnesia
ustionati, pirati senza prutezion,
barracudas cun soe i rai ban che giüghen a ping pong
Sandokan che’l vusa deent in pizzeria…
el vusa e canta Romagna Mia…

Yanez de Gomera se regordet cume l’era?
adess biciclett e vuvuzela e g’ha el Suzuki anca Tremal Naik…
Yanez de Gomera se regordet del colonnello Fitzgerald?
l’ho vedüü in soe la curriera che ‘l nava a Rimini a vedè i Delfini

 

 

Uno su mille ce la fa!

Lo chiamano “l’eterno ragazzo” perchè, nonostante l’età ormai adulta è sempre giovane, allegro, attivo e non sembra affatto dimostra i suoi anni.

Adesso, si tratta di “Uno su mille”. Un brano bello, in cui Morandi dice che bisogna sempre impegnarsi perchè “uno su mille ce la fa”. E potremmo essere proprio noi quell’uno !

Ecco il testo di “Uno su mille”, di Gianni Morandi.

Se sei a terra non strisciare mai
se ti diranno sei finito…non ci credere
devi contare solo su di te

Uno su mille ce la fa
ma quanto è dura la salita
in gioco c’è la vita

Il passato non potrà
tornare uguale mai
forse meglio perché no, tu che ne sai
non hai mai creduto in me
ma dovrai cambiare idea

La vita è come la marea
ti porta in secca o in alto mare
com’è la luna va

Non ho barato né bluffato mai
e questa sera ho messo a nudo la mia anima
ho perso tutto ma ho ritrovato me

Uno su mille ce la fa
ma quanto è dura la salita
in gioco c’è la vita

Tu non sai che peso ha
questa musica leggera
ti ci innamori e vivi ma ci puoi morire quando è sera
io di voce ce ne avrei
ma non per gridare aiuto

Nemmeno tu mi hai mai sentito
mi son tenuto il mio segreto
tu sorda e io ero muto

Se sei a terra non strisciare mai
Se ti diranno: sei finito…non ci credere
Finchè non suona la campana vai.

 

Il Ponte del Diavolo

Tuve la suerte de poder visitar este hermoso lugar enclavado entre los Apeninos y los Alpes Apuanos, en Abril de 2010. Me impactaron su belleza y sus misteriosas formas, con su amplio arco central y ese lago de aguas tranquilas en el embalse sobre el río Serchio, en la comuna de Borgo a Mozzano, extremo sur de la Garfagnana, provincia de Lucca, en la región de Toscana, desde luego… en Italia.

Una tarde, en Abril, recorriendo la zona, una niñita italiana llamada Rebecca, de 9 años, me relató una hermosa leyenda sobre la construcción de este particular puente. Hoy la comparto con ustedes en este post.

Me atreví a escribirlo en italiano, es el primer post del blog que escribo en este hermoso idioma, que es el de mis padres.

Aquí vamos…

Il ponte è un’opera d’arte che da sempre ha ispirato artisti per la superba arditezza delle sue arcate e da secoli resiste alle numerose piene. E’ una costruzione diabolica, appunto!

Un po’ di storia

Il ponte è una mirabile opera di ingegneria medievale, risalente al XIV secolo, probabilmente su fondazioni dell’XI secolo, dovute forse alla volontà della contessa Matilde di Canossa (anche detta Mathilde o Matilde di Toscana); fu fatto restaurare da Castruccio Castracani.

Intorno al 1500 prese il nome di Ponte della Maddalena, da un Oratorio che si trovava ai piedi della struttura sulla riva sinistra. Il Consiglio generale della Repubblica di Lucca nel 1670 proibì con decreto di passarvi sopra con “ceppi” e macine di mulino con l’intento di preservare il ponte nella sua integrità.

Nel 1836 il ponte subì gravi danni per una piena, e nei primi anni del 1900, per far posto alla strada ferrata, fu aperto un nuovo arco sulla parte destra, che ne alterò notevolmente l’architettura originaria.

A sostegno delle origini infernali del ponte, c’è anche il fatto che, nonostante studi e ricerche, mantiene ancora ben segreta la propria data di origine, al punto che alcuni studiosi lo fanno risalire all’XI secolo.

Fa riflettere anche la sua solidità. Per tanti secoli ha resistito alle improvvise e violente piene del fiume.

Leggenda

“C’era una volta, in un borgo sulle rive del Serchio, un bravo estimato capomastro al quale gli abitanti del paese si erano rivolti per fare costruire un ponte che collegasse i due borghi divisi dal fiume.

L’abile capomastro si mise subito all’opera, ma ben presto vide che il lavoro non procedeva con quella sveltezza che lui aveva promesso ai compaesani e, siccome era un uomo ligio al dovere e puntuale agli impegni, cadde nel più profondo sconforto e nella disperazione.

Continuò a lavorare con lena giorno e notte, pur di finire il ponte per il giorno stabilito nel contratto, ma il lavoro lentamente e, al contrario i giorni passavano veloci. Una sera, mentre il capomastro sedeva da solo sulla sponda del Serchio a guardare il lavoro e a pensare alle vergogna e al disonore che avrebbe subito per non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il Diavolo sotto l’aspetto di un rispettabile uomo d’affari.

Andò subito incontro al brav’uomo dicendoli che lui sarebbe stato capace di finire il ponte in una sola notte. L’uomo rimase incredulo alle parole del Diavolo, ma continuò ad ascoltarlo e alla fine accetto la proposta. Naturalmente l’avversario avrebbe avuto la sua parte: il capomastro si sarebbe dovuto impegnare a consegnargli l’anima della prima persona che avrebbe attraversato il ponte una volta finito. Il capomastro accettò e il giorno dopo il borgo ebbe il suo ponte snello ed elegante, come si può vedere ancora oggi a Borgo a Mozzano.

La gente stupefatta e incredula andò a complimentarsi con il bravo artigiano il quale raccomandò di non oltrepassare il ponte prima che il sole fosse tramontato. Intanto il capomastro montò sul suo cavallo e si diresse a Lucca, un po’ preoccupato a dire il vero, per consultarsi con il Vescovo che a quel tempo era San Frediano. Il santo gli disse di non preoccuparsi e di lasciare che il Diavolo prendesse l’anima del primo che avrebbe attraversato il ponte, ma sarebbe sto dovere suo far sì che per primo passasse un maiale. Così fu fatto, e il Diavolo, inferocito per essere stato sconfitto, si gettò nelle acque del Serchio e da quel
giorno non fu più visto da quelle parti.”