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El puente de Salerno

Recuerdo aquella tarde, en el puerto de Salerno, y me esfuerzo por lograr que los detalles no se escapen de mi cabeza, para volver a saborearlos una y otra vez. Escribir sobre estas cosas es una de las técnicas sencillas que uso para ayudarme a no olvidar.

Así que ahí estaba yo, en el puerto, esperando a mi primo Francesco, quien por esos momentos viajaba desde Basilicata.

Francè, me iba a buscar en su gran Lancia Made-in-Italy, un autazo, que por más años y kilómetros que tuviera encima, tenía una mística y un andar envidiables, y cuya presencia confirma a todas luces que es una verdadera “vettura”, con todas las letras.

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Insomnio a la italiana

Estoy por pisar Italia por segunda vez en mi vida. Faltan muy pocas horas.

La emoción se apodera de mis sentidos y no puedo dormir.

Pienso en los murmullos que escucharé, en los colores, la historia… en tanta energía y en las raíces, mis raíces.

En la gente que habla fuerte y mueve mucho las manos, en el carácter exagerado pero alegre y apasionado. En el arte, en la música, en el Dante… las canzonetas.

Todo eso me recuerda de dónde vengo, quién soy, quiénes me criaron y me dieron tanto amor. A ellos recuerdo con mucho amor e intensidad… a mi mamá, a mi viejo, a mis nonnos y nonnas, a mis tíos y tías, a mis primos… les dedico este paso por su tierra natal.

 

Il Ponte del Diavolo

Tuve la suerte de poder visitar este hermoso lugar enclavado entre los Apeninos y los Alpes Apuanos, en Abril de 2010. Me impactaron su belleza y sus misteriosas formas, con su amplio arco central y ese lago de aguas tranquilas en el embalse sobre el río Serchio, en la comuna de Borgo a Mozzano, extremo sur de la Garfagnana, provincia de Lucca, en la región de Toscana, desde luego… en Italia.

Una tarde, en Abril, recorriendo la zona, una niñita italiana llamada Rebecca, de 9 años, me relató una hermosa leyenda sobre la construcción de este particular puente. Hoy la comparto con ustedes en este post.

Me atreví a escribirlo en italiano, es el primer post del blog que escribo en este hermoso idioma, que es el de mis padres.

Aquí vamos…

Il ponte è un’opera d’arte che da sempre ha ispirato artisti per la superba arditezza delle sue arcate e da secoli resiste alle numerose piene. E’ una costruzione diabolica, appunto!

Un po’ di storia

Il ponte è una mirabile opera di ingegneria medievale, risalente al XIV secolo, probabilmente su fondazioni dell’XI secolo, dovute forse alla volontà della contessa Matilde di Canossa (anche detta Mathilde o Matilde di Toscana); fu fatto restaurare da Castruccio Castracani.

Intorno al 1500 prese il nome di Ponte della Maddalena, da un Oratorio che si trovava ai piedi della struttura sulla riva sinistra. Il Consiglio generale della Repubblica di Lucca nel 1670 proibì con decreto di passarvi sopra con “ceppi” e macine di mulino con l’intento di preservare il ponte nella sua integrità.

Nel 1836 il ponte subì gravi danni per una piena, e nei primi anni del 1900, per far posto alla strada ferrata, fu aperto un nuovo arco sulla parte destra, che ne alterò notevolmente l’architettura originaria.

A sostegno delle origini infernali del ponte, c’è anche il fatto che, nonostante studi e ricerche, mantiene ancora ben segreta la propria data di origine, al punto che alcuni studiosi lo fanno risalire all’XI secolo.

Fa riflettere anche la sua solidità. Per tanti secoli ha resistito alle improvvise e violente piene del fiume.

Leggenda

“C’era una volta, in un borgo sulle rive del Serchio, un bravo estimato capomastro al quale gli abitanti del paese si erano rivolti per fare costruire un ponte che collegasse i due borghi divisi dal fiume.

L’abile capomastro si mise subito all’opera, ma ben presto vide che il lavoro non procedeva con quella sveltezza che lui aveva promesso ai compaesani e, siccome era un uomo ligio al dovere e puntuale agli impegni, cadde nel più profondo sconforto e nella disperazione.

Continuò a lavorare con lena giorno e notte, pur di finire il ponte per il giorno stabilito nel contratto, ma il lavoro lentamente e, al contrario i giorni passavano veloci. Una sera, mentre il capomastro sedeva da solo sulla sponda del Serchio a guardare il lavoro e a pensare alle vergogna e al disonore che avrebbe subito per non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il Diavolo sotto l’aspetto di un rispettabile uomo d’affari.

Andò subito incontro al brav’uomo dicendoli che lui sarebbe stato capace di finire il ponte in una sola notte. L’uomo rimase incredulo alle parole del Diavolo, ma continuò ad ascoltarlo e alla fine accetto la proposta. Naturalmente l’avversario avrebbe avuto la sua parte: il capomastro si sarebbe dovuto impegnare a consegnargli l’anima della prima persona che avrebbe attraversato il ponte una volta finito. Il capomastro accettò e il giorno dopo il borgo ebbe il suo ponte snello ed elegante, come si può vedere ancora oggi a Borgo a Mozzano.

La gente stupefatta e incredula andò a complimentarsi con il bravo artigiano il quale raccomandò di non oltrepassare il ponte prima che il sole fosse tramontato. Intanto il capomastro montò sul suo cavallo e si diresse a Lucca, un po’ preoccupato a dire il vero, per consultarsi con il Vescovo che a quel tempo era San Frediano. Il santo gli disse di non preoccuparsi e di lasciare che il Diavolo prendesse l’anima del primo che avrebbe attraversato il ponte, ma sarebbe sto dovere suo far sì che per primo passasse un maiale. Così fu fatto, e il Diavolo, inferocito per essere stato sconfitto, si gettò nelle acque del Serchio e da quel
giorno non fu più visto da quelle parti.”